L'Orso

L’Orso Nel 1617 Francesco Piccinelli, letterato milanese nato a Cremona da madre di Compiano, fece una bellissima descrizione della nostra valle, citando anche l'orso:

"Ad assalire l'orso quando esce dalla sua tana colla testa alta e con gli anteriori ritti, vanno gli uomini armati di tutto punto con lance, scuri e verrette, dando prova di molto coraggio nel pericolo. Ma poiché la cosa non resti un arbitrio di tutti, c'è un sovrintendente alla caccia, che ne prende cura."

I primi Orsanti addestravano certamente orsi "nostrani". Non sappiamo fino a quando hanno catturato orsi sui nostri monti, causandone oltretutto l'estinzione. Probabilmente ne avranno trovati in Germania, una delle prime mete dei nostri Orsanti; alcuni di loro si sono spinti nei Paesi Scandinavi anche con l'intento di procurarsi l'orso bianco che però non figura mai nelle foto di fine Ottocento.
Probabilmente ne trovarono a Costantinopoli, una delle loro mete, dove ancora oggi vi sono Orsanti.
Come si addestrava l'orso? Con una lastra di ferro riscaldata sul fuoco ed un tamburo; prima si faceva andare l'orso sulla piastra con le zampe anteriori in modo che le alzasse e rimanesse ritto sulle posteriori; poi veniva fatto andare sul ferro caldo anche con le posteriori: l'orso cominciava ad alzare una zampa per non scottarsi e l'Orsante batteva un colpo di tamburo, poi l'orso rimetteva giù la zampa per poter alzare l'altra che si stava scottando e l'Orsante batteva di nuovo il tamburo; il movimento dell'orso veniva sempre più rapido ritmato dal battito del tamburo. Dopo alcune "sedute" del genere, l'orso percepiva un riflesso condizionato quando l'Orsante batteva il tamburo. E così il gioco, anzi il ballo, era fatto!
Non sembri una crudeltà questo sistema, infatti l'orso non aveva paura dell'Orsante, anzi gli diveniva amico e gli piaceva molto che gli facesse il solletico.
Ci fu però anche qualche tragedia, come quando un Orsante entrò ubriaco nella stalla degli orsi e venne sbranato.